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Camera di Ames

E’ una camera la cui forma irregolare si discosta in misura maggiore o minore da quella di un parallelepipedo (la più frequente nelle case in cui viviamo) ma che tuttavia, se osservata con un occhio solo da uno spioncino (punto di vista) aperto su una delle pareti, ci appare normale, perfettamente squadrata.

Fu lo psicologo e oftalmologo statunitense Adelbert Ames Jr. (famoso per le sue illusioni sperimentali riguardanti la valutazione di misure e distanze) a realizzare (1946) i primi esemplari di camere distorte, legando così ad esse il proprio nome: egli utilizzò idee elaborate, nella seconda metà del XIX secolo, da Hermann Helmoltz, studioso di fisiologia della percezione.

Esistono molti tipi diversi di camere di Ames, sia abitabili, sia in scala ridotta. In quella che presentiamo qui tre delle quattro pareti si incontrano formando angoli di 90°; la quarta parete (quella di fondo, in cui sono aperte due finestre) è invece inclinata rispetto alle pareti laterali; anche soffitto e pavimento sono inclinati, e come la parete di fondo hanno forma trapezoidale

Per la costruzione occorre considerare la piramide visiva individuata dai raggi che proiettano i vertici di un parallelepipedo (modello della stanza percepita) dal punto di vista scelto su una delle facce. La camera di Ames sarà poi progettata in modo che i vertici delle sue pareti appartengano ai raggi di tale piramide visiva: così ogni faccia rettangolare del parallelepipedo si può considerare immagine prospettica di una delle pareti della camera di Ames.

La figura illustra la fase iniziale del procedimento; mostra infatti come si determina:

la pianta di una stanza distorta (linee continue) partendo da quella (quadrata, linee tratteggiate) della stanza percepita;

la larghezza (sulla parete obliqua di fondo) di due finestre che appariranno uguali.

Il punto P rappresenta il piede dell’osservatore. Si noti che vi sono infinite possibilità di scelta per l’inclinazione (la lunghezza) della parete di fondo.

Ames ha sostenuto che è la nostra assuefazione alla forma usuale delle stanze a farci vedere dallo spioncino (punto di vista) una immagine virtuale priva di distorsioni e a farcela assumere come sistema di riferimento: sicché due figure identiche, inserite vicino alla parete di fondo, vengono percepite come se fossero alla stessa distanza, ma di dimensioni diverse (una più piccola, mentre in realtà è più lontana, l’altra più grande, mentre in realtà è più vicina).

 

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